au-delà des limites. beyond the expectations. oltre il confine.

Categoria: Editoriale

Editoriale #10

Stanchezza/ Burnout

Foto di Ayrus Hill su Unsplash

Sarà che lavori troppo
E che sorridi a tutti ma
Non ti ho mai vista così stanca e così logora

Il principe in bicicletta, I tre allegri ragazzi morti

Questo numero parla di stanchezza/burnout. Amore per quello che si fa, ma del dolore, anche fisico, di non riuscire a finire tutto. Tutto quello che si pensa che si dovrebbe portare a termine. Il senso di colpa delle procedure, lo sguardo stanco della disillusione. La produttività scelta e subita. Ma anche messa da parte: tutti vivono momenti complicati, come mai ci si sente inadeguati? Purtroppo capita ed è importante chiedere aiuto. Parlarne con il proprio medico, con la propria famiglia, con dei professionisti. Perché è necessario non rimanere soli. Nella stanchezza, nell’aridità dei sentimenti, chiedete aiuto.

“Il soggetto di prestazione si realizza fin nella morte. Autorealizzazione e autodistruzione, qui, coincidono.”

Byung-Chul Han, La società della stanchezza – Nuova Edizione – nottetempo

Perché se siamo nella società del potere fare rischiamo di consumarci per azione. Non più per conflitto o mancanza, ma per épuisement.
Sarà anche per tutte queste riflessioni che con la redazione abbiamo deciso di prenderci un momento di pausa estiva: ci saranno ancora due newsletter legate alla stanchezza/burnout ma poi ci sarà una sorta di revival dei vecchi numeri. 
Ma non c’è da preoccuparsi: torneremo con nuove poesie, racconti e articoli a fine Ottobre e il tema sarà il rumore.
Grazie ancora per averci letto. A questo numero hanno partecipato:

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Editoriale #9

Assenza

Foto di UsamaNeal su Unsplash

Mirar a un bebé mientras duerme es contemplar la fragilidad del ser humano. […]
«Nada te sucederá mientras yo esté contigo», le prometo, aun sabiendo que miento, pues en el fondo soy tan impotente y vulnerable como él.

La hija única, Guadalupe Nettel, Anagrama, 2020

L’impotenza di fronte all’assenza, la fragilità del non avere più punti fermi. O di avere punti, voragini troppo profonde in cui guardare. Il vuoto e la vertigine. Se l’assenza potrebbe definirsi come una negazione dell’essere, come una mancanza, tanto più viva si insinua nei gesti quotidiani. Se mi guardo allo specchio vedo gli occhi di mio padre, il sorriso dei miei fratelli lontani. Basta il gorgoglio della moka a farmi ricordare quando, da bambina, aspettavo trepidante le prime gocce del caffè e per sbatterle con lo zucchero, per una tazzina come al bar, ma a casa di mia zia. Lo zucchero bianco che ora non compro più, perché troppo raffinato, ma che montava a bianco l’uovo. I libri col testo a fronte per trovare una traduzione e una sfumatura nelle parole in lingua straniera che speravo di imparare. E il pianto inconsolabile delle mie nipoti quando dovevo fare da babysitter e volevano solo i genitori. E l’odore della corsa dell’ultimo bus, quando ero pendolare e studiare alla panchina a Termini, immersa nel vuoto di quei testi ma circondata dall’immenso di gente, odori e rumori. 
L’assenza di quando senti il mondo tremare e aspetti sotto l’architrave, o ti precipiti fuori perché tutto è in sommossa. E lo sguardo al lampadario e l’abbaiare dei cani. I due bicchieri di troppo che rimpiangi guardando le maioliche del bagno e sì, speri davvero di non vedere quella macchia gialla nel water, sarebbe meglio che quella fosse assente.
I giorni in cui sarebbe meglio restare a casa e invece ti trascini nel mondo per ripetere la routine della tua vita mangiare, lavorare, essere. Non essere forse. Conta davvero davanti all’Universo, alle stelle lontane? Ai buchi neri che forse possono essere anche bianchi e alla materia che si decompone e le onde, le onde che si infrangono di continuo uno fracasso di rumore, vento e erosione?
Assenza, ognuno ha la sua da incolpare. O forse da ringraziare.   

“Nonna” dissi “mi dispiace dirtelo ma è morto Dio”. “Ma Dio chi?” rispose mia nonna. La sua domanda tradiva una scarsa fiducia nel monoteismo in cui eravamo cresciuti ma illuminava al contempo, e con sole tre parole, una singolarità di Dio che mi aveva sempre incuriosito: Dio non aveva un cognome.
Poco mossi gli altri mari, Alessandro della Santunione, marcos y marcos 

Assenza.

Hanno partecipato a questo numero:

Il prossimo numero uscirà a fine Giugno e il tema sarà: stanchezza/burnout. Grazie per leggerci.

A presto
Pamela

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Editoriale #8

Legami

Foto di Will O su Unsplash

“Elle est là ma mère mais c’est plus ma mère depuis qu’elle vit sans souvenir
Elle a dit mon nom, c’était pas mon nom, elle est là mais elle partie […]
Je sais qu’elle sent, je sais qu’elle sent, je sais qu’elle voit qu’on s’ressemble
On a l’même rêve, on a l’même sang deux impuissants”

Il faudrait, Vianney – Bigflo & Oli, album À 2 à 3, 2023

Guardarsi negli occhi e riconoscersi, guardarsi negli occhi e perdersi. 
Una madre che ha stracciato il filo, un figlio che vuole ridisegnare un percorso.
Guardarsi negli occhi e rifiutarsi: la difficoltà di riconoscere un legame sano, un legame che fa crescere da un altro che ti stringe e ti soffoca. Se non sai quale possa essere la risposta a una tua domanda, se le conseguenze sono sempre imprevedibili, come fai a non essere succube della volontà ballerina degli eventi o di chi ti promette amore, ma in realtà ti dà instabilità?
Guardarsi negli occhi e trovarsi: una condivisione che lega più delle parole e di una vita vissuta insieme. Due estranei davanti a un evento lieto o meno (una calamità, un attentato, una tragedia, una nascita, una vittoria). Combattere una causa, cercare le risposte. 
Chi era seduto vicino a te quando hai chiamato per la prima volta in vita tua un’ambulanza? Chi hai incontrato in pigiama, per la strada, dopo una scossa di terremoto? Chi stava nel bus quando hai ricevuto i risultati del tuo primo esame universitario? Chi hai chiamato quando hai saputo che avevi trovato lavoro? Chi hai abbracciato quando avete avuto un figlio? E chi quando lo hai perso?
Guardarsi negli occhi e sognare. Condividere valori, confrontarsi su temi di attualità, gusti, ricette, libri. Cosa ci accomuna? Cosa ci spinge a viaggiare e cercare dei punti stabili di orientamento?
Al paese, i vecchietti chiedono ai ragazzi: A chi sei figlio? A chi appartieni? In altri tempi: Dove sta il tuo cuore, chi ti ha accolto e cresciuto? Nel vangelo di Matteo va avanti per molto, tutta la genealogia di Gesù: puoi essere anche figlio di Dio, ma sei comunque legato a qualcuno.
Che i legami a volte sono scelti, a volte imposti. Mantenerli sta a ognuno.

Hanno partecipato a questo numero:

Il prossimo numero uscirà a fine Aprile e il tema sarà: Assenza. Grazie per leggerci.

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A presto,
Pamela

Editoriale #7

Notte

Photo by Arnau Soler on Unsplash

Se speriamo di vivere non semplicemente di momento in momento ma realmente coscienti della nostra esistenza, la necessità piú forte e l’impresa piú difficile per noi consistono nel trovare un significato alla nostra vita.


Bruno Bettelheim, Il mondo incantato – Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe, Universale Feltrinelli 
Traduzione di Andrea D’Anna

Mentre leggevo il libro A letto, piccolo mostro! di Mario Ramos (Babalibri), molti ricordi della mia infanzia mi tornavano in mente. 
Da bambina io non dormivo, o meglio andare a dormire era una battaglia. Resistevo a qualsiasi routine, storia o abbraccio, ma anche minaccia e esasperazione.  Aspettavo e rimandavo questo incontro con il buio e la notte perché avevo paura. Paura perché di notte non riconoscevo i rumori, la luce dei lampioni entrava dalla finestra e proiettava le ombre sull’anta dell’armadio. 
A volte fantasticavo storie e ripercorrevo le mie giornate, altre piangevo e piangevo. Cercavo di superare le inquietudini che il buio mi presentava, ma facevo fatica. 
I miei sono riusciti finalmente a respirare un po’, quando ho messo una lucetta vicino al letto e ho cominciato a leggere da sola: le mie notti e le mie paure, allora, si dissolvevano come i granuli di digestivo effervescente nel bicchiere. 
Quanto le parole hanno nutrito le mie notti! E sentivo la notte stessa ricca di rimandi a mondi fantastici pieni di paure, scoperte, fantasmi, distacco, morte. 
Archetipi che formano la coscienza e che aiutano a trovare il senso del vivere. 
Questi ricordi mi hanno guidato sia nella scelta del tema che del taglio dei contributi.

Il numero dunque è dedicato alla Notte; alla notte vista dai e per i ragazzi, i giovani. Menti e cuori in crescita che possono trovare il loro senso e nutrimento nelle parole.

A questo numero hanno partecipato:
Redazione: Pamela Frani, Elisabetta Carbone 
Imagerie: Francesca Romana Belli
Poesia: Claudia Mencaroni, Viviana Fiorentino 
Racconto: Laura Scaramozzino
Articolo: Romina Ramazzotti
Appunti: Carmela Fabbricatore

Il prossimo numero avrà come tema la parola “Legami” e sarà online a fine febbraio. Intanto ci trovi anche su Instagram e Facebook e non dimenticare di iscriverti alla newsletter: a fine gennaio esce il numero con gli extra!

E visto che siamo alla fine dell’anno, ecco un bilancio minimo del 2023: posso solo che essere grata, per tutti i collaboratori e i lettori del blog. Per tutti coloro che hanno speso tempo per noi. Grazie di cuore. 
Spero che il 2024 sia altrettanto pieno di gratitudine. Buon inizio. 

A presto
Pamela

Editoriale #6

Illustrazione ©  Francesco Abrignani

Il numero di Radici ci accompagna nella nostra rentrée litteraire.
Il tema di questo numero è stato scelto pensando alla forza che le radici hanno per ognuno di noi. Base da cui partire o nuovi orizzonti a cui aggrapparsi, le radici sono legate alla terra.
Parlando con alcuni amici che si sono trasferiti altrove che la loro città natale, la sensazione di creare una nuova appartenenza con il luogo che li aveva accolti nella seconda fase della loro vita, arrivava grazie a nascite, matrimoni ed eventi lieti: tutto ciò che permette di creare un ricordo profondo. Un ritorno alla terra più forte quando purtroppo, perdevano qualcuno lì e lo accompagnavano nell’ultimo viaggio per la sepoltura.
Legame con le origini e con l’aldilà. Una appartenenza eterna, un ritorno alla terra, che non è fredda o isolata, ma ricca di legami e ricordi, in un movimento in crescendo.

Penso a mia madre e alle sue vicine, che si scambiano piantine che rinascono e fanno radici in un’altra casa; e se la chiave di lettura delle radici, sia vecchie che nuove, fosse l’accoglienza?

Le case si aprivano ai tribolati, accogliendoli nella miseria che era in esse, come se finalmente ci fossimo tutti risolti a rivelarci. Sì, veramente fu un’epoca che rese migliori anche coloro che non avevano l’ambizione di divenire eroi e che pure sentivano l’obbligo di tener fede a se stessi.

Alba de Céspedes, Dalla parte di lei, Mondadori

A questo numero hanno partecipato:

Il prossimo numero avrà come tema la notte ed uscirà l’ultima dell’anno.

Intanto ci trovate anche su https://fuoripuntonewsletter.substack.com e su Instagram e Facebook.

Grazie,

Pamela

Editoriale #5

Photo by Bibi Pace on Unsplash

*Splenderà Michela Murgia*

Questo numero sull’odore uscirà nella sua totalità a fine agosto, ma la sua preparazione risale anche a prima di questi mesi d’estate.
Perché d’estate un po’ bisogna riposarsi. E se non si può, almeno ci sono la luce e il sole che ci aiutano ad avere l’energia per continuare e tenere duro per gli obiettivi che un po’ ci siamo prefissati e un po’ ci capitano tra capo e collo.
Avrei voluto mettere citazioni, fare paralleli letterari, ma è vero che questi mesi sono stati un po’ anarchici: ho letto tanto e quel che mi pareva, ma nel frattempo ho lasciato un po’ la vita accadere. Ho messo in cantiere nuovi progetti (a breve la newsletter), ma ho anche tirato il freno su altro.
Però l’odore mi ha accompagnato in questi giorni, grazie soprattutto agli autori che hanno scritto per il blog, e poi alla vita.
Ecco, il numero sull’odore è sulla vita e quotidianità.
Vi lascio allora la mia lista di odori per questa estate. Io la riprenderò sicuramente quando è troppo buio o vorrò aggrapparmi a un ricordo.

Borse chiuse, ferro delle zip, plastica degli infradito, crema solare, alcool denaturato, citronella, abete di Vancouver, scroscio di pioggia, disinfettante, rotolone di carta del lettino della guardia medica, acqua di colonia, erba secca, bruciato, birra acida, colla degli sticker, basilico, fiori recisi, stucco fresco, incenso, mentuccia, rosmarino, piante di pomodoro, fettine panate fritte, ciambelle al vino, zucchine alla griglia, vino e aceto, acqua di mare, bagni pubblici, sabbia bagnata, pozzanghera, gelato, panni stesi al sole.

A presto
Pamela

In questa uscita:

Redazione: Pamela Frani, Elisabetta Carbone
Poesie: Lucia Brandoli, Andrea Viviani
Racconto: Roberta Poggio
Articolo: Francesca Romana De Bernardino
Appunti: Carmela Fabbricatore

Il prossimo numero uscirà a fine ottobre e il tema sarà “Radici”.

Editoriale #4

Photo by Benjamin Voros on Unsplash

Introdurre questo numero non è stato semplice: riflettere sulla luce mi ha posto molti interrogativi e mi ha aggrovigliato i pensieri. Ho fatto molte letture e alcune mi hanno segnato.

“V13” di Carrère innanzitutto. Il testo è la descrizione del processo degli attentati del Venerdì 13 Novembre 2015. L’autore lo ha seguito quotidianamente in tribunale e riporta anche le testimonianze delle vittime.
Ad un certo punto una giovane donna (Clarisse) presenta la sua testimonianza: “Quelqu’un a allumé les projecteurs de la salle, tout se passe maintenant dans une lumière blanche, aveuglante, pire que le noir.”
L’idea di questa luce accecante che mostra e fa parte del massacro del Bataclan continua a essere presente nei miei pensieri e nella mia coscienza.
Io che pensavo alla luce come elemento di speranza, santità e risoluzione dei problemi, mi sono trovata spiazzata dal dolore .
Nei giorni seguenti la lettura, la luce per me restava legata al buio e alla paura. Non come protettrice ma come rivelatrice: essere nudi di fronte all’evidenza del dolore.

Ho trovato il ruolo della luce come fondamentale anche nella “Vita di chi resta” di Matteo B.Bianchi: la ricerca dell’interruttore come scoperta della tragedia. Una tragedia espressa in una sintassi corta e piena di spazi. Rappresentativa del dolore più pieno.

E la stessa scrittura dolorosa era presente in “Le cose che non si raccontano” di Antonella Lattanzi. La scrittrice racconta la sua esperienza con la fecondazione assistita e l’aborto, senza tralasciare nessun dettaglio di questo percorso.
Quando descrive delle sue ecografie io immagino, vedo, quelle linee chiare, lucenti immerse nel nero. Dove speri sentire un battito e dove poi niente più. E sangue e non voler guardare, voler che tutto ciò sia oscurato, quando invece è mostrato.

Nessuna rassicurazione. Nessuno sconto.

Sentivo sfuggire il mistero della chiarezza: questa idea di luce avrei voluto rifarla mia, riportarla a un momento in cui la sua connotazione semantica legata al dolore o alla gioia non dipendeva né da me né dalle esperienze altrui.

Come dice Ada D’Adamo in “Come d’aria” (suo romanzo di esordio e candidato al Premio Strega 2023): “Nel dialetto del paese dove sono nata c’è un modo che le madri usano per spiegare la nostalgia che le assale di fronte alla crescita dei figli, il desiderio non avverabile di riaverli piccoli. Me l’armittéss dentr ’a la panz.

Volevo riappropriarmene.

Ho cercato nella scienza, nella fisica, un conforto che veniva da parole, scoperte e numeri più forti di me. Può sembrare strano ma il sentimento che provavo era stato ben descritto da Carlo Rovelli nel suo libro “Buchi Bianchi”:
Ma nulla è eterno. Alla fine l’idrogeno si consuma, si trasforma tutto in elio e in altre ceneri che non bruciano più: la stella resta come un’auto senza benzina. La temperatura scende, il peso comincia a prevalere. La stella si schiaccia sotto l’effetto della gravità. La forza di gravità in una grande stella è immane, neanche la roccia più dura resiste alla sua pressione. Non c’è più nulla che riesca a impedire alla stella di sprofondare su se stessa. Così la stella sprofonda fin dentro il suo orizzonte. Si è formato un buco nero.”
Avevo la sensazione che mentre stavo leggendo una spiegazione sul funzionamento del cosmo, in realtà sentivo parlare di me stessa, della mia quotidianità. Le stelle che noi ammiriamo, la cui luce ci arriva e ci dice quanto queste distano da noi, possono diventare buchi neri.
Io non volevo però rimanere ferma al buco nero, al dolore. Cosa c’era dopo? Si può uscire da lì? Secondo Rovelli e le sue ricerche sì.
Comunque si sia formato, la materia sprofonda e raggiunge rapidamente il centro. Qui la struttura quantistica dello spazio e del tempo le impedisce di schiacciarsi ulteriormente. È diventata una stella di Planck, che rimbalza e inizia a esplodere. Attorno ad essa, dentro il buco nero, anche lo spazio compie il salto quantico e la sua geometria si riarrangia, come Gandalf, da nero a bianco. […]
Nel buco bianco, tutto ciò che cadeva vola poi verso l’alto. Alla fine, tutto ciò che è entrato esce interamente dall’orizzonte bianco, e torna a rivedere il sole e l’altre stelle.”

Se anche le stelle, potenti e immense, attraversano un buco nero per uscire dall’orizzonte, allora chi sono io per fermarmi al buco nero? Allora niente, si va avanti.

A questo numero parteciperanno:
Redazione: Pamela Frani, Elisabetta Carbone, Emanuele Mapelli
Poesie: Elena Petrassi, Elisabetta Carbone
Racconto: Tommaso De Martino
Articolo: Barbara Bernardini
Appunti: Carmela Fabbricatore

Il tema del prossimo numero sarà “L’odore” e uscirà a fine agosto.

A presto

Editoriale #3

PAESAGGIO

Photo by Lucian Alexe on Unsplash

Seguire in autostrada il perimetro del guardrail, finché la linea piano piano sale e si fa verde e si fa roccia. Accompagnare la vista con l’odore dei camini e della neve.

Trovare un percorso tra i marciapiedi bianchi, la passerella di cemento e la sabbia bollente fino all’acqua del mare.

Sentire le corde dello zaino tirare e lasciare un segno rosso sulle spalle e continuare a seguire il sentiero.

Guardare a terra per schivare le gomme da masticare squagliate dal sole e pronte a incollarsi alle scarpe.

Cercare riparo sotto un balcone o una grondaia quando la pioggia coglie d’un tratto.

Dalla vertigine improvvisa, cercare rapidi con lo sguardo il lampadario o le tazzine da caffè, per capire se il latrare dei cani sta anticipando la scossa: che oscilla o che sussulta e che può distruggere.

Sfiorare ogni mattina, mettendo la crema, la cicatrice sotto il mento: colpa della bici, dell’andare senza mani e dei pomeriggi a far nulla d’estate.

Ogni dettaglio è paesaggio: urbano e naturale che trova una corrispondenza nei sensi e nei ricordi. Il terzo numero di fuoripunto. parla proprio del paesaggio, vissuto e percorso.

A questo numero parteciperanno:
Redazione: Pamela Frani, Elisabetta Carbone
Poesie: Paulina Spiechowicz, Pamela Frani
Articolo: Carmela Fabbricatore
Racconto: Elisabetta Giromini
Appunti: Carmela Fabbricatore

Il prossimo numero uscirà a fine giugno e il tema sarà la luce.
A presto.

Editoriale #2

Photo by Abi Schreider on Unsplash

Sei lì, solo.

Nel corridoio dell’ospedale. Nel fondo di una chiesa. Nell’ufficio di un avvocato. O alla fermata del bus. Su una panchina al parco. Nel vagone di un treno in corsa.

La persona che eri prima non esiste più. Non esisterà più. La fase del dolore si acutizzerà fino a sentire uno strappo. Fino ad andare giù.

Come andare avanti se si tocca il fondo?
Come trovare la forza?
Puoi provare ad attingere a quei momenti che ci hanno scolpiti e fatto crescere come esseri umani.

Al ricordo dei libri letti ai nipoti da piccoli (con stornelli e dialoghi impressi a memoria).
All’odore dei sedili in pelle rossa della corriera quando raggiungevi l’università per vedere la laurea della tua migliore amica.
Al soffiare sulla bua del bambino al quale facevi da babysitter.
Al posto del bus lasciato alla vecchietta che poi inveisce contro i giovani.
A un collegamento su “Zoom” per festeggiare il compleanno di tua cugina.
Alla mano stretta della persona che ami (o amavi) quando passeggi dopo aver fatto la spesa.
Alla lettera di scuse per il topolino, quando tuo figlio ingoia il suo primo dente.
E puoi infine attingere anche al vuoto che senti quando puoi contare soltanto su te stesso; quando ti scontri col tuo Dio.

Perché in tutto ciò che accade ci può essere un prima e un dopo, ma di continuo c’è un sempre, una forza che ci distingue e persiste nel tempo, dura anche oltre noi: l’amore.

E proprio l’amore è il tema di questa uscita. Visto in una realtà pluridimensionale lo declineremo in poesia, racconto e articolo.

E siccome non è mai abbastanza, avremo anche degli appunti, degli spunti da cui far partire la nostra riflessione.

E poi ci prepariamo: ad Aprile saremo di nuovo qui a parlare di paesaggio.

A questa uscita hanno collaborato:
Redazione: Pamela Frani, Elisabetta Carbone
Poesie: Roberta Silvagni, Emanuele Mapelli
Racconto: Laura Lucchini
Articolo: Pierluigi Vito
Appunti: Carmela Fabbricatore

Editoriale #1

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Foto di Federico Vitale on Unsplash

Cammino per il parco e sento scricchiolare il terreno sotto i piedi. Oggi è ghiacciato. Il cielo è grigio qui, spesso. Il sole lo prendiamo in vitamine e la luce non è la stessa. Ti accorgi di quanto manchi il sole solo quando, con l’aereo, rompi il muro delle nuvole.

Intorno a me una brina avvolge tutto come una coperta. L’aria pizzica. Respiro con tutta me stessa. La gola brucia e gli occhi lacrimano. Sorrido. È come a casa. È come quando spalancavo la finestra e vedevo il Monte Velino. Respiravo forte e riempivo i polmoni di freddo e odore dei camini. Odore di casa. Di legno bruciato, di castagne arrosto.

Casa. Lontana. Vicina. Presente solo nel ricordo dei cari. Antica nel cuore e nel tempo.

Il primo numero di fuoripunto. è sulla casa. Come la ricordiamo, come la percepiamo, come la viviamo dal di dentro, dal di fuori. 

La declineremo in poesia, in racconto, in articolo.

E nel frattempo ci prepariamo: a febbraio saremo di nuovo qui, con il tema dell’amore a farci compagnia.

Pamela

Al primo numero hanno collaborato, insieme a Pamela Frani:

Redazione: Laura Lucchini, Elisabetta Carbone

Poesie: Paulina Spiechowicz, Elisabetta Carbone

Racconto: Loretta Martignon

Articolo: Elisa Veronesi

Un ringraziamento speciale va a Valentina Aversano  per avermi aiutato a dar forma all’idea. 

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